Davide Schinetti

«La fabbrica senza l’uomo è una fabbrica stand alone. Semplicemente impossibile».
(Ge Avio Aero)

Ivana Montelli

«Non esistono le macchine perfette».
(Prima Industrie)

Rudolf Morawetz

«Industria 4.0 è un metodo potente per ridurre i costi di produzione, ma se questa tensione non è già inorigine nella filosofi a dell’azienda, è molto difficile introdurla, perché occorre una speciale predisposizione nei processi e nella mentalità».
(Intercable)

Franco Ceccuzzi

«Il progetto degli esoscheletri nasce dalla consapevolezza che svolgiamo un lavoro usurante. È una soluzione ad alta responsabilità sociale perché permette alle persone di mantenersi dentro il processo produttivo e la prestanza fisica non diventa un fattore di discriminazione».
(Gruppo Cft)

Elena Zomero

«Quando hanno messo in piedi il nuovo magazzino dicevo “perché lo fate?”. Ma ora se ci penso
mi sembra un incubo come lavoravamo prima. Se ho nostalgia? Devo dire la verità, proprio no».
(Lima Corporate)

Alessandro Di Gioia

«Paradossalmente, se un laureato arriva senza sapere niente del lavoro è un vantaggio. La cosa che cerchiamo è una metodologia orientata al miglioramento continuo. Questi ragazzi sono dei pionieri per effetto dell’esperienza che fanno con noi».
(Ge Avio Aero)

Gabriele Zanco

«La trasformazione digitale implica di saper coordinare i tre assi portanti dell’impresa, cioè persone,
processi e strumenti; nessuno può funzionare senza gli altri, e la parte viva sono le personei».
(Lima Corporate)

Fabiano Marin

«La digitalizzazione ha cambiato il modo di lavorare del manutentore, riduce i tempi di intervento, di gestione dei problemi. Quando al mio posto ci sarà un neodiplomato, diventerà subito efficace; però si allungherà il suo tempo di formazione nel gestire i problemi non codificati».
(Sariv)

Massimo Celotto

«Abbiamo trasformato persone abituate a fare lavori manuali in persone che conducono l’impianto,
e questo ha richiesto tempo di maturazione. Hanno acquisito competenze che permettono di ragionare in modo diverso».
(Lima Corporate)

Luca Vozzi

«La trasformazione digitale implica di saper coordinare i tre assi portanti dell’impresa, cioè persone,
processi e strumenti; nessuno può funzionare senza gli altri, e la parte viva sono le personei».
(Lima Corporate)

Andrea Aldrighetti

«Abbiamo un tecnico informatico che fa i corsi di computer agli anziani in parrocchia. Lo abbiamo formato per fare il formatore, così è nato un corso pilota di informatica per i non addetti ai lavori».
(Pedrollo)

Lorenzo Basso

«Nelle aule parlamentari non c’è una buona conoscenza di questi processi, c’è la paura del cambiamento che porta via posti di lavoro, ma poco ci si sofferma sulle trasformazioni che interessano la società».

(Relatore indagine industria 4.0 Camera dei Deputati)

Stefano Abbatangelo

«Ho il timore che siamo noi stessi a rischiare di non capire».

(Fim Cisl Milano Metropoli)

Marco Parachini

«Io non le chiamo nemmeno più soft skills, le chiamo caratteristiche della persona. Includono la capacità di non scoraggiarsi al primo errore e non invadere l’organizzazione di una sensazione di problema; di valorizzare l’innovazione all’interno condividendo le informazion».

(Biochemtex)

Marco Bentivogli

«Il sindacalista 4.0 dovrà saper parlare di organizzazione del lavoro, formazione, orari, inquadramento,
uso della tecnologia per la conciliazione vita-lavoro in modo nuovo».

(Fim Cisl)

Josef Nierling

«Industria 4.0 non significa fabbrica, ma aiutare gli imprenditori a capire tutto il potenziale che ci sta dietro».

(Porsche Consulting)

Marta Signore

«Nella transizione occorre ascoltare ciò che le persone hanno da dire, facendosi paladini dell’integrità e dell’etica in azienda come a nessun’altra funzione è richiesto».

(Gruppo Koelliker)

Dominik Matt

«Nella nostra visione 4.0 il sistema si autogestirà in funzione dell’arrivo degli ordini, saprà aumentare la capacità, aggiungere partnership, direzionare processi e attività all’interno della produzione».

(Fraunhofer Italia)

Maurizio Montini

«Il lavoratore non è un robot e in tutte le cose vuole capire».

(Fim Cisl Vicenza)

Angelo Guerini

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Il potere delle parole

L’impresa ibrida è ancora una rarità ne panorame degli attorini economici del non profit, ma già si intravvedono problemi specifici legati al ruolo sul mercato e ai processi organizzativi.

L’alfa e l’omega

Finanza e competenze digitali, diritto del lavoro e strumenti di marketing. L’alfa e l’omega di una traiettoria formativa che descrive il management dellla nuova impresa sociale.

Il trasformatore

Quando una impresa, di qualsiasi tipo o settore, si mette in moto per innovare, al centro del meccanismo c’è sempre un trasformatore.

For profit / No profit

Cooperative e imprese sociali di seconda generazione cercano una propria interpretazione originale alla managerializzazione e al mercato, reinterpretando modelli alla luce di una visione ad impatto sociale. Mentre nelle multinazionali, come nelle aziende del capitalismo imprenditoriale italiano, prende piede un modo diverso – e diffuso – di interpretare il rapporto con le proprie comunità di riferimento.

La seconda ondata dello smartworking

Diversità è da sempre una parola di riferimento nel terzo settore, ma da qualche anno questo termine, col suo orizzonte di valori e di prassi, sta diventando popolare anche nella ligua delle imprese e della tecnologia. Che lavorano sull’inclusione soprattutto perchè conviene.

Il fattore ambientale

Nella sola Ue si producono ogni anno più di 2,5 miliardi di tonnellate di rifiuti che rappresentano la sfida dell’economia circolare, un modello di produzione e consumo che implica condivisione, prestito, riutilizzo, riparazione, ricondizionamento e riciclo, estendendo la vita dei prodotti. All’incontro fra alta tecnologia, nuovi modelli di business e sostenibilità nei consumi, quattro imprese molto particolari ci parlano di quel che sta già accadendo nei loro laboratori di ricerca e sui mercati.

La magia della plastica

Nella sola Ue si producono ogni anno più di 2,5 miliardi di tonnellate di rifiuti che rappresentano la sfida dell’economia circolare, un modello di produzione e consumo che implica condivisione, prestito, riutilizzo, riparazione, ricondizionamento e riciclo, estendendo la vita dei prodotti.

Tecnoinclusione

Diversità è da sempre una parola di riferimento nel terzo settore, ma da qualche anno questo termine, col suo orizzonte di valori e di prassi, sta diventando popolare anche nel mondo delle imprese, specialmente quelle più grandi. Che lavorano sull’inclusione soprattutto perchè conviene.

L’innovazione che serve

Il rapporto fra tecnologia e terzo settore resta incompiuto, nonostante la crescente disponibilità di soluzioni che coniugano bassi costi di implementazione e alte potenzialità di abilitare processi e servizi. L’introduzione di strumenti digitali e modelli d’innovazione aperta attecchiscono a rilento nel mondo dell’impresa sociale, anche se i presupposti tecnologico lo consentirebbero.

Testimoni si diventa

Cinquanta ragazzi piemontesi tornano dall’esperienza globale di Economy of Francesco con un bagaglio di scambi con coetanei di tutto il mondo. Si sono candidati per le ragioni più varie, soprattutto perché sono parte di una generazione global, oltre che per motivi legati all’impegno sociale e alla fede. Dovevano vedersi ad Assisi, invece hanno lavorato in 12 villaggi virtuali, discutendo e proponendo azioni per un ambizioso piano strategico di conversione economica mondiale. Il talk presenta alcuni di loro, ciò in cui credono e il modo in cui hanno lavorato.

La grammatica dissonante

Alcuni fra i maggiori esperti italiani di finanza per il terzo settore si confrontano in un digital talk organizzato da torinonordovest. Le prospettive vanno oltre i luoghi comuni, ma c’è un problema di liguaggio da affrontare.

Le parole della finanza

Nonostante la riflessione scientifica e il dibattito sul tema della finanza sociale e della finanza d’impatto sia appena agli inizi, l’offerta di strumenti e soluzioni a misura di impresa sociale è sempre più ricca e variegata. Di fronte alla possibilità di accedere a risorse finanziarie pensate per sostenere contemporaneamente processi di sviluppo, di innovazione e di inclusione sociale, il rischio è che il terzo settore non sia pronto a prendere tutto ciò che viene offerto, perdendo l’occasione di ripensare ruoli e processi organizzativi.

Standard e creatività

Innovare significa creare una nuova offerta attuabile, coerente con i bisogni e capace di sfruttare le capacità degli attori coinvolti nel processo creativo. Favorire la creatività come processo aziendale è una via per codificare le possibili innovazioni in azienda, e individuare le potenzialità di ogni specifico aspetto del modello di business.

L’antidoto sociale

Le fondazioni di origine bancaria svolgono una funzione sempre più centrale nella determinazione delle traiettorie di sviluppo dei territori. La crescente attenzione riservata alla sostenibilità dei progetti e all’impatto durevole che si propongono di generare, sostengono il terzo settore e lo spingono a managerializzarsi per affrontare in modo più strutturato il cambiamento in atto.

Clienti e committenti

L’innovazione sociale segna una discontinuità nel modo di intendere il mercato, perché intercetta una domanda insoddisfatta della società ma anche perché è portata a immaginare nuovi modelli di welfare, soluzioni più sostenibili, forme creative di ingaggio. Da qui la ricerca di nuovi modelli per comporre gli interessi tra pubblico e privato, non profit e for profit.

Finanza e altri asset intangibili

Misurare il valore dell’impresa non significa solo attuare l’analisi di bilancio, quanto evidenziare il rapporto causa-effetto tra performance operative e performance economico-finanziarie. Una consapevolezza che vale ancor di più nelle imprese dove reporting & accountability aziendale sono elemento centrale della missione.

Rai Digitale

6/10/2020
Intervista Snack

Il nodo organizzativo

Costruire i processi, rendere evidenti e condivise le attività che si realizzano quotidianamente, misurare in modo non discrezionale i risultati sono gli esercizi più difficili per l’impresa. In primo luogo perché l’impresa non è un insieme di procedure, macchine e compiti, ma un organismo complesso e differenziato, che deve operare senza strappi. In secondo luogo perché la responsabilità di raggiungere un risultato – un prodotto consegnato, un servizio portato a termine, un budget raggiunto per il benessere di tutta l’organizzazione – è una necessità così importante da sormontare ogni altro bisogno.

RiGenerazione

15/9/2020
Evento Fai Cisl.

Persona vs. impresa

Le fondazioni di origine bancaria svolgono una funzione sempre più centrale nella determinazione delle traiettorie di sviluppo dei territori. La crescente attenzione riservata alla sostenibilità dei progetti e all’impatto durevole che si propongono di generare, sostengono il terzo settore e lo spingono a managerializzarsi per affrontare in modo più strutturato il cambiamento in atto.

Superquark

3/7/2019
Protesi personalizzate.

Il Secolo XIX

25.3.2019
Offerta hi-tech e rilancio del turismo.

Il Secolo XIX

23/3/2029
Imprese italiane troppi piccole e poca innovazione.

Vertical Innovation

6/2/2019
Industria 4.0 a portata di Pmi

Luca De Biase

Il timore che l’automazione di alcune attività cognitive possa diventare un problema per l’occupazione è diffuso. E non privo di una base empirica. Ma non si risolve a colpi di pregiudizi e senza studiare quello che succede sul campo. Lo fanno Annalisa Magone e Tatiana Mazali nel loro nuovo libro: “Il lavoro che serve”

Antonio Calabrò

La cultura del lavoro all’epoca di Industria 4.0. Un libro che è una sorta di antropologia dei nuovi modi di produrre sfata il mito distruttivo delle nuove tecnologie produttive.

Il lavoro che serve. Persone nell’industria 4.0.

Il dibattito sull’industria 4.0 ha a lungo proposto una chiave di lettura strettamente tecnologica, ma da qualche tempo la discussione sugli effetti sociali del nuovo paradigma ha aperto nuovi interrogativi sui rapporti tra persone e organizzazioni, tecnologia e sistemi produttivi, lavoro e tempo libero, mercato e società.

Antonio Calabrò

ndustria 4.0. Uomini e macchine nella fabbrica digitale è un’ottima lettura per orientarsi nel marasma del mutamento.
Bella la dedica che Annalisa Magone e Tatiana Mazali pongono all’inizio del volume: “Ai nostri padri, operai”.

Economia della terra. Cibo, territorio, vocazioni, sviluppo in Calabria.

Position paper sui trend di trasformazione che stanno modificando il settore aerospaziale piemontese e gli impatti generati sul sistema.

Mauro Magatti

Se la classe operaia è protagonista di fenomeni di contrazione e disgregazione, chi ha preso il suo posto? Chi ne sono gli eredi operai?

86.000 imprese, 215.000 lavoratori

La grande trasformazione del mondo produttivo torinese, che ha dimezzato il suo esercito industriale ed oggi mostra come tre quarti del valore aggiunto provinciale sono creati dai servizi è al centro di questa indagine che considera la composizione sociale del lavoro metropolitano e valura come sta cambiando la “condizione operaia” dei nostri giorni.

Operai del terziario. Lavoratori dei servizi nella fabbrica metropolitana.

La grande trasformazione del mondo produttivo torinese, che ha dimezzato il suo esercito industriale ed oggi mostra come tre quarti del valore aggiunto provinciale sono creati dai servizi è al centro di questa indagine che considera la composizione sociale del lavoro metropolitano e valura come sta cambiando la “condizione operaia” dei nostri giorni.

Torino Cultura 2019.

Dossier di analisi sulle Capitali Europee della Cultura, per comprendere i fattori di successo e le criticità delle precedenti candidature offrendo alla Città di Torino elementi utili alla propria caondidatura 2019.

Arte contemporanea a Torino.

La ricerca indaga il rapporto tra la città e l’evoluzione dell’arte contemporanea, nel profilo economico e produttivo, per collocare Torino nello scenario internazionale del settore. Attraverso interviste a testimoni privilegiati per stimolare le istituzioni alla formazione di politiche e linee di sviluppo di un’economia delle risorse creative.

Fra territorio e globalizzazione. Medie imprese a Torino.

In Piemonte, l’occupazione nelle grandi imprese ha perduto in quarant’anni molto peso. Da una primigenia struttura a clessidra, divisa tra grandi concentrazioni e pulviscolo microimprenditoriale, si sta passando a una struttura a cipolla, in cui è accresciuta l’importanza delle medie imprese radicate. La ricerca ne valuta la fisionomia e i rapporti di filiera.

Fare industria a Torino. L’esperienza Lavazza.

A fronte della costante diminuzione dell’attività industriale in Piemonte, la Lavazza conferma il suo radicamento a Torino con investimeni anche immobiliari. La ricerca tratteggia la riorganizzazione in atto e la percezione degli addetti, e indica una strada per potenziare il dialogo e la partecipazione tra impresa, sindacati e lavoratori.