LA PASSIONE PER LE GRADUATORIE

Negli ultimi anni si è diffusa la pratica di verificare le performance delle città, predisponendo graduatorie e classifiche che misurano aspetti diversi. Anche Torino è stata oggetto di questo tipo di studi, che a volte l’hanno promossa, altre volte l’hanno bocciata.
Ma cosa pensa di Torino chi ci abita, ci lavora, o la frequenta? Per prima cosa lo abbiamo chiesto ai lettori con il concorso “Tweet your city”.
Abbiamo poi invitato alcuni studiosi di città a rileggere le classifiche che sono arrivate spiegandoci dove nasce la passione per le graduatorie, e come è messa Torino oggi. I loro interventi animeranno il blog nelle prossime settimane.

NEWS:
I risultati del concorso Tweet your City” verrano comunicati entro la fine del mese di settembre

23 luglio 2010 / Annalisa Magone. redazione

Torino vista dalla London School of Economics

Da qualche mese, Torino è divenuta oggetto di studio per due grandi istituti di ricerca, l’inglese London School of Economics e l’americana Brookings Institution, promotori di una ricerca che coinvolge tre città europee (oltre a Torino, anche Barcellona e Monaco) e una città asiatica (Seul).
Lo scopo dello studio è comprendere e descrivere, nel pieno della crisi globale, le performance di queste quattro città che considerano a vario titolo dei modelli.
I risultati dell’indagine saranno presentati il prossimo dicembre a Chicago, in una conferenza dal titolo “Global Metro Summit: Delivering the Next Economy”, il cui intento è proporre una visione dello sviluppo economico futuro, dimostrando come le aree metropolitane, se adeguatamente sostenute da politiche statali, possono giocare un ruolo centrale.
Per avere qualche anticipazione sulla ricerca – tuttora in corso – abbiamo intervistato Andrea Colantonio dell’ LSE Cities alla London School of Economics, che ha recentemente trascorso un breve periodo a Torino.
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20 luglio 2010 / Elena Pede

Network all’Esof

La globalizzazione ha cambiato il modo tradizionale di rappresentare lo spazio, il territorio e la geografia. Nell’ambito di ESOF 2010, la mattina del 3 luglio si è tenuta la conferenza The role of networks in shaping urban and territorial policies, con Jacques Levy (del Politecnico di Losanna), Oriol Nel-lo (Governo della Catalunya) e Piero Gastaldo (Segretario Generale della Compagnia di San Paolo), che si sono confrontati sul rapporto fra reti globali e sistemi territoriali e sulla necessità di adottare nuovi strumenti di governo del territorio.
Il punto chiave emerso dalla discussione è che, se il livello di interconnessione tra i luoghi dovuto ai flussi intensi di capitali, persone e informazioni è in continuo aumento (come sembra), i sistemi territoriali tendono ad assottigliarsi fino quasi a scomparire, soppiantati da reti e flussi, proprio nel momento in cui la competizione globale riporta al centro dell’agenda politica l’importanza di fare progettazione dei territori.

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16 luglio 2010 / Alberto Vanolo

La città creativa

Il dibattito sulla città creativa è stato, più o meno cinque anni fa, l’«ultima moda» per chi si occupa di città. Il fenomeno delle mode non è certo una novità in questo campo: agli inizi degli anni ‘90, qualsiasi centro urbano, anche di piccole dimensioni, ambiva a diventare uno spazio della tecnologia, una piccola Silicon Valley («informational city» era la parola d’ordine), mentre alla fine del decennio scorso era di moda – non me ne voglia Torino Internazionale – l’immaginario delle città «globali» e «internazionali».

Da qualche anno, studiosi e amministratori della città (in primis i city manager statunitensi), dopo aver letto i libri di Richard Florida, vero e proprio guru di questo dibattito, hanno cominciato a interrogarsi sugli ingredienti che rendono una città «creativa», ossia «vibrante», ricca di idee, culture, spazi di espressione, possibilità di costruzione di relazioni sociali. Tra l’altro, una metropoli di questo tipo tende non solo a essere creativa, ma ad attirare i membri della cosiddetta «classe creativa»: artisti, scrittori, musicisti, performer di ogni genere (inclusi gli artisti meno «ortodossi», come per esempio i writers) si rivelano molto mobili nello spazio, scegliendo di concentrarsi in specifici spazi metropolitani, magari il Village newyorkese, il Marais parigino, il Prenzlauer Berg berlinese o, nella nostra più piccola Torino, le zone di San Salvario o del Quadrilatero romano.
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15 luglio 2010 / Luca Davico

Torino e le altre (italiane)

Dal 1999 costruiamo ogni anno il Rapporto annuale su Torino per conto del Comitato Rota (www.comitatorota.it), per cui abbiamo spesso confrontato il capoluogo piemontese con altre metropoli, talvolta (quando i dati lo permettono) europee, più spesso (per la maggiore disponibilità di statistiche) italiane.
Questa operazione di confronto sistematico ci ha permesso, tra l’altro, di riscontrare una sorta di automatismo stereotipato, piuttosto ricorrente a Torino, almeno tra i membri della classe dirigente: politici, imprenditori, funzionari, accademici, eccetera. Quello cioè di tendere a confrontarsi con le città europee, dando sostanzialmente per scontato che, a livello nazionale, Torino sia all’avanguardia (il mito sempreverde della “città laboratorio”), secondo alcuni la città italiana più efficiente ed “europea”.
Ci sarebbe da ragionare a lungo sui motivi di questa diffusa convinzione. Probabilmente, di fondo, c’è una sorta di orgoglio sabaudo, il cui riflesso, ad esempio, è di considerarsi sempre capitale di qualcosa: se non più della nazione (dal 1865) o dell’industria (come negli anni ’50 del XX secolo), quanto meno dei grandi eventi, del design, della scienza, dei giovani. Il fatto poi che la città negli ultimi dieci anni abbia molto investito nel cambiamento (fisico e di immagine), indubbiamente migliorando alcune sue aree e complessivamente il suo appeal, ha rafforzato questa convinzione diffusa di costituire un caso unico e, appunto, all’avanguardia nel panorama nazionale, una sorta di anello di congiunzione tra l’Europa (avanzata) e l’Italia (arretrata).
Gli stessi partecipanti al concorso Tweet your city confermano sostanzialmente quanto sia condiviso questo punto di vista: due terzi hanno confrontato Torino con metropoli straniere, solo un terzo con italiane. La  comparazione con queste ultime, poi, non lascia spazio a dubbi: in 44 casi sono citate come peggiori, solo in 7 casi come migliori.

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7 luglio 2010 / Cristiana Cabodi, Cristiana Rossignolo, Francesca Silvia Rota

L’Europa nel 2030/2

Ipotesi di pratiche e politiche per i tre scenari europei al 2030 (vedi post precedente “L’europa nel 2030″):

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6 luglio 2010 / Cristiana Cabodi, Cristiana Rossignolo, Francesca Silvia Rota

L’Europa nel 2030

Sono state elaborate diverse previsioni sull’assetto territoriale che l’Europa è destinata ad assumere nei prossimi dieci o venti anni. L’esercizio – che prende forma in scenari e cartine – ha uno scopo preciso: far riflettere sulle opportunità e i rischi connessi alla crescita e allo sviluppo sbilanciato dei singoli paesi europei e delle loro regioni.
Su questo versante un contributo molto importante è stato dato dagli studi condotti della rete ESPON, in particolare nei progetti “Territorial Futures. Spatial scenarios for the Europe” e “Scenarios on the territorial future of Europe”, entrambi del 2007. Gli scenari ESPON partono dall’assunto, ormai ampiamente condiviso, che all’interno di una strategia di sviluppo del territorio vadano ricomprese un ampio numero di politiche pubbliche. Dal punto di vista di ESPON ciò significa non soltanto studiare le ricadute sul territorio delle tendenze evolutive (demografiche, economiche, sociali, ambientali), ma anche prevedere come tali tendenze possano essere orientate e gestite da diversi sistemi di politiche pubbliche.

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5 luglio 2010 / Cristiana Cabodi, Cristiana Rossignolo, Francesca Silvia Rota

Megatorino

Torino è una delle 76 “Metropolitan European Growth Areas” (MEGA), così come le ha definite nel 2006 la ricerca comunitaria ESPON – European Spatial Planning Observation Network, il cui obiettivo è creare un sistema permanente di monitoraggio del territorio europeo attraverso la cooperazione fra i paesi membri, la Commissione europea, gli istituti di ricerca e i servizi amministrativi competenti in materia di sviluppo territoriale.
Le 76 MEGA, valutate secondo 4 gruppi di indicatori – la massa (popolazione e PIL), la competitività (PIL pro capite, centri di comando di imprese europee top), la connettività (trasporto aereo, accessibilità) e la conoscenza (livello di istruzione, personale impiegato in R&S) – sono state suddivise in 5 classi:

  • Global Nodes (2 città)
  • European Enginees (17 città)
  • Strong MEGA (8 città)
  • Potential MEGA (26 città)
  • Weak MEGA (23 città)

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2 luglio 2010 / Cristiana Cabodi, Cristiana Rossignolo, Francesca Silvia Rota

7 fondamentali classifiche

La costruzione di graduatorie di città, come si è detto, è una pratica oggi molto diffusa. A seconda delle finalità che si perseguono, tuttavia, si possono ottenere tipi diversi di benchmarking: progetti di analisi geografica ed economica, raccolte statistiche realizzate da uffici governativi, guide alla localizzazione realizzate da società di consulenza economico-finanziaria, indagini comparative pubblicate su riviste, ma anche ricerche sulla “qualità della vita” nelle varie città sfruttate in molti modi.
Ecco 7 esempi di classifiche molto noti:

GaWC Research Network
Globalization and World Cities (GaWC) Research è un progetto curato da una rete internazionale di ricercatori, che approfondiscono attraverso indagini, comparazioni e studi di caso le relazioni tra le cosiddette “città globali”, Continua a leggere …

29 giugno 2010 / Cristiana Cabodi, Cristiana Rossignolo, Francesca Silvia Rota

Cosa ci dicono i tweet

I risultati del concorso sono un buon punto di partenza per alcune riflessioni su Torino e sull’immagine spesso stereotipata che di essa si ha. Torino è stata giudicata dalla maggior parte dei partecipanti come migliore di Milano. Questo da un lato è un segnale di un certo “orgoglio sabaudo”, ma anche di un eterno desiderio di rivalsa sulla capitale degli affari, della moda e del design. La scarsa vivibilità e il caos di Milano vengono contrapposti alla composta eleganza di Torino. Secondo alcuni Torino sopravanza anche Napoli segnata dallo stereotipo di città del disordine, dell’inefficienza, nonché della “munnezza”(sic).

Parigi, Berlino, Londra, Barcellona, Amsterdam, Copenhagen, Vienna, Madrid sono invece le città che più frequentemente sono indicate come migliori di Torino, per vivacità culturale, apertura internazionale, innovazione, avanguardia, ecc. Sono quindi questi i buoni esempi a cui la città subalpina dovrebbe guardare per migliorarsi? Dipende. Certamente, queste città possiedono delle qualità che hanno guidato le preferenze, del tutto spontanee e immediate, dei concorrenti del tweet. Ma per gli studiosi di città, istituire un serio paragone tra Torino e questi importanti centri sarebbe difficile e discutibile, giacché si tratta di città di ruolo, funzioni, dimensioni fuori scala rispetto a Torino.

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28 giugno 2010 / Cristiana Cabodi, Cristiana Rossignolo, Francesca Silvia Rota

Perché fare una graduatoria?

«La mia città è meglio della tua». «La mia città è peggio della tua». Si tratta di affermazioni piuttosto comuni nelle conversazioni con amici, colleghi e conoscenti. Ma come arriviamo a esprimere questi giudizi? Se ci pensiamo, si tratta di un esercizio tutt’altro che banale.

Innanzitutto, qualsiasi città è un sistema complesso: individui, attività economiche, infrastrutture, spazi verdi e costruiti, e persino leggi, tradizioni, costumi sono elementi che contribuiscono a costruire il senso di una città, la sua identità. Dovrebbero, quindi, essere presi tutti in considerazione nel momento in cui si formula il proprio giudizio. Tuttavia, una conoscenza approfondita di tutti questi elementi è molto difficile, se non impossibile. La città, oltre che sistema complesso, è poi anche un organismo vivo, oggetto di trasformazioni continue. Ne consegue che qualsiasi valutazione espressa in un dato momento corre il rischio di fotografare una situazione che oramai è già passata.

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25 giugno 2010 / Annalisa Magone. redazione

I numeri del concorso

Torino è 31 volte meglio di Milano (e anche di Milano 2). Lo hanno scritto i 70 concorrenti del nostro concorso, chiuso venerdì scorso. Per noi della redazione, “Tweet your city. Qual è la tua città ideale?” era un modo per capire, dopo 15 anni di lavori in corso, sotto quali aspetti Torino ha saputo diventare una bella città dove vivere.

Fra tutte le classifiche arrivate, è difficile non considerare il peso del duraturo paragone con Milano, che uno dei concorrenti ha icasticamente sintetizzato così: «1980, Milano da bere. 2010, Torino da degustare».

Comunque, secondo i nostri concorrenti ci sono 31 città migliori diverse (e molte di queste sono grandiose capitali) e solo 21 città peggiori (e molte sono italiane). Ma per alcuni di loro, Torino è in perfetto equilibrio, «meglio e peggio di se stessa … e noi con essa». In ogni caso, ciò che più ci ha colpito è l’understatement torinese che trasuda da molti commenti, come dice l’autore per cui: «Non ha senso ricercare la città perfetta o ideale, ma la città media».

Fra qualche giorno si riunirà la giuria per valutare i tweet (solo i tweet) e assegnare il buono viaggio; nel frattempo abbiamo chiesto ad alcuni studiosi di città – geografi, urbanisti – di rileggere le classifiche che sono arrivate e i brevi testi di commento dal loro punto di vista, spiegandoci dove nasce la passione per le graduatorie, e come è messa Torino oggi. Nelle prossime due settimane pubblicheremo i loro interventi e i vostri commenti.

17 maggio 2010 / redazione

Concorso “Tweet your city.
Qual è la tua città ideale?”

Cosa pensa di Torino chi ci abita, ci lavora, o la frequenta per i motivi più diversi?
Quali sono oggi i suoi punti deboli e i punti di forza?
Quali altre città dovrebbe prendere a modello
Da quali esempi negativi dovrebbe guardarsi?

Tweet_your_city

Lo chiediamo ai lettori del blog attraverso il concorso “Tweet your city”.
Un concorso gratuito e aperto a tutti coloro che vorranno condividere le proprie idee sulla città ideale, in un tweet, un testo di massimo 140 caratteri (spazi inclusi).
Il concorso chiede di fare un esercizio di scrittura: si potrà inviare uno slogan, un aforisma, una poesia, una massima, una freddura, un microscript. Il tweet potrà essere narrativo, poetico, ironico, serio. Potrà essere scritto in italiano, ma anche in inglese o in francese. Continua a leggere …