8 marzo 2010 / Giovanna Boursier

Il torinese asburgico

«Sono appena tornata a Torino per qualche giorno, e mi è sembrata un po’ grigia, come lo è da sempre. Resta una città ambivalente. Da una parte è sicuramente migliorata: ricordo bene gli anni in cui alle sette di sera era già tutto chiuso e ci si rifugiava nelle case degli amici, nei circoli – in questo non è  cambiata molto, è rimasta un po’ provinciale – mentre oggi puoi incontrare più gente, persino i turisti per strada, vedere quartieri vivi come il Quadrilatero. Il lato critico è che, nonostante le Olimpiadi, Torino non è ancora riuscita a organizzare, per esempio, una grande mostra di quelle portano tutti in città. Le Olimpiadi sono state un’occasione che la città non ha perso, ma certamente non ha sfruttato al meglio; avrebbe dovuto dare una svolta, guardare alla qualità urbana e alla cultura in modo diverso. Si continua a pensare come unica soluzione  la Tav, ma secondo me è segno di scarsa fantasia. Insomma, Torino mi appare ancora come una città che facilmente si può sgretolare: al mio ritorno ho fatto alcune interviste sulla crisi, e ho incontrato davvero molta gente disperata.
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