«Sono appena tornata a Torino per qualche giorno, e mi è sembrata un po’ grigia, come lo è da sempre. Resta una città ambivalente. Da una parte è sicuramente migliorata: ricordo bene gli anni in cui alle sette di sera era già tutto chiuso e ci si rifugiava nelle case degli amici, nei circoli – in questo non è cambiata molto, è rimasta un po’ provinciale – mentre oggi puoi incontrare più gente, persino i turisti per strada, vedere quartieri vivi come il Quadrilatero. Il lato critico è che, nonostante le Olimpiadi, Torino non è ancora riuscita a organizzare, per esempio, una grande mostra di quelle portano tutti in città. Le Olimpiadi sono state un’occasione che la città non ha perso, ma certamente non ha sfruttato al meglio; avrebbe dovuto dare una svolta, guardare alla qualità urbana e alla cultura in modo diverso. Si continua a pensare come unica soluzione la Tav, ma secondo me è segno di scarsa fantasia. Insomma, Torino mi appare ancora come una città che facilmente si può sgretolare: al mio ritorno ho fatto alcune interviste sulla crisi, e ho incontrato davvero molta gente disperata.
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Il torinese asburgico
10 febbraio 2010 / Aldo Cazullo
Meno bella, ma contava di più
«Torino la trovo cambiatissima; trovo che ha cambiato colore e umore. Una volta era tutta giallina, poi ha riscoperto i colori barocchi originali e ha iniziato a colorare le case, come al villaggio olimpico. Avvenimenti come la fusione Intesa-Sanpaolo, qualche anno fa sarebbero stati visti come l’ennesimo scippo di Milano; adesso, a parte qualche mal di pancia, sono interpretati come il modo per restare agganciati alle grandi concentrazioni e trasformazioni bancarie. Tutto questo non dipende solo dalle Olimpiadi: è l’aria che è cambiata. Io vedo un collegamento con la scomparsa dell’avvocato Agnelli, evento molto temuto e a cui la città ha saputo rispondere, sia nell’immediato – penso alla processione notturna al Lingotto – sia in seguito, mostrando a se stessa di potercela fare anche senza questa figura. Torino non è mai stata così bella.
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