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L’occupazione terziaria

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/le ragioni del progetto

 

Per lungo tempo, il termine terziario era ritenuto sufficientemente esplicativo nella denominazione delle attività economiche. Al contrario oggi risulta evidente che il riferimento indistinto al terziario ha scarso significato, essendo in questa generale etichetta ricomprese attività diverse sul piano tecnico, dei mercati di riferimento, della regolazione, dei profili professionali e del tipo di stratificazione sociale che ne deriva. Nei terziari convivono infatti la produzione di contenuti e i servizi di consulenza che entrano come beni intermedi nella formazione del valore delle merci, i servizi finali erogati direttamente agli utenti/clienti, i servizi distributivi sempre più integrati in una catena logistica sottoposta a grandi trasformazioni, i servizi sociali e riproduttivi. Inoltre, fino a non molti anni addietro, terziarizzazione dell’economia e  qualificazione del lavoro sembravano tendenze del tutto correlate nella logica di una economia incentrata sul ruolo trainante dei servizi. Terziarizzazione dell’economia, in realtà, oltre che Ict e servizi creativi, significa anche un esercito di commesse, cassieri, addetti alla biglietteria e alle pulizie, sorveglianti, colf, telefonisti.

 

La rilevanza delle attività a più alta o minore intensità di conoscenza è un’informazione importante per dare significato al concetto di economia dei servizi; esistono terziarizzazioni senza innovazione, o transizioni a economie dei servizi che non comportano una professionalizzazione generale. Ciò non significa che i settori ad alta intensità di conoscenza siano gli unici basati su funzioni “intelligenti”, poichè professionalità di alta qualificazione sono presenti in tutte le attività, come la filiera logistica che richiede sistemi di supply chain management e di integrazione dei flussi, ma impiega in modo prevalente addetti a funzioni più operative. Peraltro gli stessi lavori esecutivi nel terziario richiedono sovente attitudini e conoscenze non banali, soprattutto nelle attività meno routinarie in cui i problemi non si presentano mai nella stessa forma. Dunque, le attività esecutive nel terziario a “minore” intensità di conoscenza non designano affatto lavoro senza qualità, piuttosto fanno riferimento ad attività che non hanno nella conoscenza certificata un fattore cardine.

 

/dentro la ricerca

 

L’occupazione in ambito terziario a Torino e in provincia ricostruisce una panoramica sulle tendenze recenti dell’occupazione dipendente nel terziario torinese, considerando un punto di vista bilaterale – delle imprese e dei lavoratori – anche  attraverso il punto di vista delle loro organizzazioni della rappresentanza. Lo studio considera pertanto sia il lavoro indipendente, ovvero l’analisi dell’imprenditorialità nei comparti di riferimento sulla nuova città metropolitana, con un focus su imprenditoria femminile, imprenditoria straniera e nuove imprese, sia il lavoro dipendente, ovvero un quadro sull’andamento dell’occupazione nell’area metropolitana, la struttura della domanda di lavoro con avviamenti, cessazioni, durata dei rapporti, le forme di assunzione, ma anche la formazione professionale dedicata.

 

L’obiettivo è predisporre una valutazione del contesto economico e degli strumenti per sostenere l’occupazione in particolare in ambito terziario, attraverso opportune attività formative e di qualificazione professionale. La ricerca si propone di individuare tra gli addetti, i nuovi operai e le nuove catene di montaggio le criticità derivanti da occupazione meno stabile rispetto a quella conosciuta nell’industria, e più flessibile ovvero fatta da periodi di lavoro non continuativi in aziende spesso di piccole dimensioni che mettono in campo investimenti in innovazione in termini non ancora sufficienti all’evoluzione del contesto economico e dei consumi.

 

/in sitesi

 

/periodo 2015-2016

/partner Ente Bilaterale Terziario, Ascom Torino