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Il Secolo XIX

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26.3.2019

Approfondimento di Francesco Margiocco sulle politiche per l’innovazione e i lighthouse project che, in quattro fabbriche italiane diventano laboratorio di sperimentazione dell’industria 4.0. Luca Beltrametti e Annalisa Magone commentano la scelta e i risultati attesi.

 

Possibile però che dopo tanto parlare di Industria 4.0 la produttività sia così bassa? «Forse abbiamo sopravvalutato la tecnologia, o forse ci vorrà del tempo per vedernei risultati» risponde Beltrametti. I Lighthouse plant potrebbero essere un passo nella direzione giusta: si tratta di impianti produttivi realizzati da zero o ammodernati secondo i dettami dell’Industria 4.0: uso dei dati, cyber-sicurezza, automazione intelligente, robotica.

Sono quattro in tutta Italia di cui uno in Liguria, in corso di realizzazione nello stabilimento di Ansaldo Energia con un suo investimento privato di oltre 10 milioni, altri 3,5 milioni da Stato e Regione e la consulenza dell’Università. Il progetto, partito da poco, coinvolge sia Ansaldo Energia che le aziende del suo indotto e vuole stravolgerle a colpi di innovazione. «Non è una mano di bianco, ma una revisione totale della produzione» avverte Annalisa Magone, studiosa di innovazione aziendale e presidente del centro di ricerca Torino Nord Ovest: «L’aver concentrato i Lighthouse plant su po che grandi imprese (Tenova, Ori Martin, Abb, Hitachi Rail e appunto Ansaldo Energia, ndr) è una scelta furba.

L’innovazione si ripercuote sulle aziende dell’indotto e sui centri di ricerca pubblici che collaborano con le grandi industrie. Li costringe a stare al loro passo. Per parlare di risultati, però, è ancora presto. La tecnologia 4.0 non si compra al supermercato. I Lighthouse plant sono strumenti a medio-lungo raggio. Potremo cominciare a valutarli tra tre anni».