11 dicembre 2009 / redazione

Hanno scritto i giornali

Per raccogliere alcune storie personali in un formato diverso, lo scorso sabato siamo andati con una telecamera a Nietzsche Fabrik, dove era organizzata una serata di arte e svago.
Ne sono venute fuori 9 micro-interviste, che stiamo montando e metteremo online nei prossimi giorni.

Nell’attesa, cogliendo lo spunto di un vostro commento, ecco una rassegna stampa con alcuni articoli di presentazione e commento sul 43° Rapporto Censis, uscito il 4 dicembre scorso. I contenuti della ricerca sono stati ripresi da tutti i quotidiani: vi segnaliamo in particolare il pezzo sul «Corriere della Sera» online, che segnala i link ai vari capitoli scaricabili del documento.

  • Giuseppe Berta («La Stampa», 5 dicembre), ha fissato l’attenzione sulla ristrutturazione dei terziari: “Il vasto invaso che risulta dalla combinazione e dalla sovrapposizione dei molti terziari dei servizi è il territorio più soggetto alla morsa della recessione, quello che offre il fianco a effetti profondi di caduta economica, colpendo lavoratori e mestieri che non hanno un sistema di tutela, affondando imprese e attività, talvolta improvvisate, che non hanno mezzi per reggere a tempi così difficili”.
  • Anna Soru è intervenuta sul «Corriere della Sera» l’8 dicembre (Più tasse, ma le tutele restano poche): “Diventa sempre più necessario trovare un sistema per regolamentare meglio il terziario italiano; il paradosso è che in una economia postfordista sostenuta dal mercato della conoscenza, sia passata la tesi per cui ogni risorsa è intercambiabile, pagandola al ribasso.” Una tesi avanzata anche da questo blog che ci è sembrata condivisa da chi è intervenuto.
  • Per Dario Di Vico, sul blog «Corriere» Generazione ProPro, per fortuna non siamo diventati un paese di nuova deindustrializzazione: “Grazie al mix di ammortizzatori sociali rappresentato da Cassa Integrazione e Piccola Impresa siamo riusciti a evitare il peggio” ma scontiamo “la crisi profonda degli assetti di potere e delle culture socio-politiche, la mancanza di una vera e propria elite in Italia”.
  • Luisa Grion su «Repubblica» il 5 dicembre: “la vecchia Italia ha retto il colpo meglio di altri, ha patito la crisi globale, ne ha pagato il prezzo, ma è sopravvissuta. Peccato che nell’attraversare le difficoltà di quest’ultimo anni abbia però perso un’occazione storica: poteva cambiare e non lo ha fatto”.
  • Giovanni Belardelli, ancora sul «Corriere della Sera» il 6 dicembre: “Quando il paese sarà completamente fuori dalla crisi economia, rischierà di trovarsi invece meno unito dal punto di vista delle sue strutture comportamentali profonde, dei valori collettivi condivisi del modo di guardare al futuro”.
  • Ultimo, Gianfranco Fabi sul «Sole 24 Ore» il 10 dicembre: “La grande crisi degli ultimi mesi sembra poter creare nuove opportunità e nuovi spazi al lavoro femminile….una fiducia condivisa dal Censis, che nel suo ultimo rapporto sottolinea come le imprenditrici terziarie siano un fattore strategico per l’economia, costituendo il vero elemento innovativo nel contesto dell’occupazione femminile degli ultimi decenni”.

In chiusura, due segnalazioni.

Il docu-film In debito di ossigeno, di cui si può vedere online un frammento, racconta una storia analoga a quella di questo blog. La vicenda dell’ingegnere di Motorola la cui carriera è stata interrotta dalla ristrutturazione del centro di ricerca ci è sembrata molto struggente.
Domenica scorsa, nella sua rubrica Microcosmi («Il Sole 24 Ore»), il sociologo Aldo Bonomi ha parlato esplicitamente di zona grigia (ma lui la chiama “cono d’ombra”) e dei rapporti fra le grandi città del Nord, prime fra tutte Torino e Milano – prossimo tema che il blog si prepara ad approfondire.
Non per tracciare strade, solo per raccogliere idee.