3 marzo 2010 / Dario Cresto-Dina

Il vaso della marmellata

«Sono rimasto a Torino dal 1982 al 2000, poi ho vissuto a Milano e Roma, questo mi ha aiutato a capire le differenze. Torino è rimasta  una città operaia, con tutti gli aspetti positivi e le difficoltà: conosce la fatica, sa di non poter reggere sull’effimero come è avvenuto a Milano, che da decenni ha perso la propria vocazione industriale. I torinesi hanno i piedi piantati nel passato e anche se la città è stata costretta a cambiare, tutti i tentativi compiuti non arriveranno mai alla trasformazione completa: girando per la città si vede subito che la cittàè meno ricca di Milano, si può misurare la fatica delle famiglie di tirare avanti, tutte cose rimaste uguali nel tempo.

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10 febbraio 2010 / Aldo Cazullo

Meno bella, ma contava di più

«Torino la trovo cambiatissima; trovo che ha cambiato colore e umore. Una volta era tutta giallina, poi ha riscoperto i colori barocchi originali e ha iniziato a colorare le case, come al villaggio olimpico. Avvenimenti come la fusione Intesa-Sanpaolo, qualche anno fa sarebbero stati visti come l’ennesimo scippo di Milano; adesso, a parte qualche mal di pancia, sono interpretati come il modo per restare agganciati alle grandi concentrazioni e trasformazioni bancarie. Tutto questo non dipende solo dalle Olimpiadi: è l’aria che è cambiata. Io vedo un collegamento con la scomparsa dell’avvocato Agnelli, evento molto temuto e a cui la città ha saputo rispondere, sia nell’immediato – penso alla processione notturna al Lingotto – sia in seguito, mostrando a se stessa di potercela fare anche senza questa figura. Torino non è mai stata così bella.

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