«La crisi economica ha accelerato processi di selezione produttiva e di integrazione con gli altri mercati, rendendo Torino una città più internazionale di quanto non fosse 10 anni fa. Se aggiungiamo il fatto che la città è destinata ad essere assorbita da una dimensione sempre più americana, dovuta all’accordo Fiat-Chrysler, si vede bene che Torino sperimenta una grande opportunità: poter finalmente scogliere la propria identità in un contesto molto più “macro” e internazionale. Anche se la sua fisionomia può apparire problematica, perché ci sono pezzi di centri decisionali che vanno via, Torino a me sembra messa meglio di altre città italiane. Ciò che le augurerei è che si facciano viaggi continui, avanti e indietro da Detroit, perché io penso che la città non dovrebbe inseguire le reti locali come molti sostengono: tutto al contrario, gli imprenditori e gli intellettuali torinesi dovrebbero cercare le reti internazionali. L’accordo sull’auto ha creato l’infrastruttura immateriale della relazione, ora si tratta di costruire altri ponti.
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3 marzo 2010 / Paolo Bricco
La circolarità delle élite
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