«Torino è una delle città in qui ho vissuto più a lungo dopo Modena, dove sono nato. Ci ho vissuto in anni importanti, quando c’erano le Br e “La Stampa” prese una linea di condotta molto netta, che pagò con l’assassinio di Carlo Casalegno. Eppure noi ci sentivamo forti, perché avevamo alle spalle l’intera città: lo verificammo con la manifestazione organizzata il giorno seguente all’attentato, in piazza San Carlo. Apprezzai allora soprattutto la solidità delle posizioni di Torino, città con un senso istituzionale molto forte che derivava sicuramente dalla sua storia sabauda.
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