«Mi chiede se l’America parla di Torino? Recentemente, due fenomeni di rilevanza mediatica, oltretutto coincidenti, ne hanno evocato il nome – l’alleanza Fiat-Chrysler e l’uscita del film Gran Torino di Clint Eastwood – entrambi si riferiscono più all’industria dell’automobile che alla città.
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10 febbraio 2010 / Aldo Cazullo
Meno bella, ma contava di più
«Torino la trovo cambiatissima; trovo che ha cambiato colore e umore. Una volta era tutta giallina, poi ha riscoperto i colori barocchi originali e ha iniziato a colorare le case, come al villaggio olimpico. Avvenimenti come la fusione Intesa-Sanpaolo, qualche anno fa sarebbero stati visti come l’ennesimo scippo di Milano; adesso, a parte qualche mal di pancia, sono interpretati come il modo per restare agganciati alle grandi concentrazioni e trasformazioni bancarie. Tutto questo non dipende solo dalle Olimpiadi: è l’aria che è cambiata. Io vedo un collegamento con la scomparsa dell’avvocato Agnelli, evento molto temuto e a cui la città ha saputo rispondere, sia nell’immediato – penso alla processione notturna al Lingotto – sia in seguito, mostrando a se stessa di potercela fare anche senza questa figura. Torino non è mai stata così bella.
4 febbraio 2010 / Giulio Anselmi
Quel che è bene per la Fiat
«Credo che Torino viva un po’ di rendita. Quando sono arrivato, nell’estate del 2005, la città viveva ancora i postumi della crisi della famiglia Agnelli, i problemi dell’occupazione. Torino appariva una città di tanta tristezza. Poi, molto rapidamente, il recupero della Fiat e le Olimpiadi dettero la sensazione di una città radicalmente cambiata. Questa immagine di Torino, con un senso preciso di sé, bella, vivace, con modernità culturali e attenzioni particolari – Torino meglio di Milano, dissero tanti milanesi – è un’immagine che ancora resiste. Tuttavia io credo che non sia del tutto autentica. La nuova Torino – la città che voleva stare bene a prescindere dalla Fiat, ma non si faceva illusioni di poter rinunciare al ruolo della Fiat – ha fatto molti passi avanti. Non sono sicuro che questo basti, perché gli interrogativi che si sono venuti ponendo in questi anni sono sempre più forti. Il futuro della Fiat, legato ai disegni di Marchionne, porta conseguenze che si possono ripercuotere su Torino in modi diversi e non necessariamente positivi. La vivacità di Torino è bello trovarla nel libri di Culicchia, non sono certo che in termini di fotografia quotidiana sia sempre così.
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